chi è il n°1 per voi

Maxence

Member
2 Luglio 2026
23
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ciao non ho trovato una discussione simile,mi piacerebbe sapere chi è il vostro flautista preferito,può essere sia deceduto che in vita.Ho avuto un negozio di dischi specializzato e ne ho sentiti migliaia,molti in concerto,ma il mio preferito è Maxence Larrieu,suono,tecnica,pulizia interpretativa,dinamica e una ortodossia magistrale.Lo ho sentito una volta sola,fu una esperienza mistica,come certe sue registrazione specie della DENON giapponese sia per qualità di registrazione che per naturalezza della presa sonora.Se volessi indicare una registrazione che illustri la qualità sonora di Larrieu è la suite di Rogg una lezione sul suono
 
Il mio è senza ombra di dubbio Emmanuel Pahud!!
quello che mi colpisce è la sua versatilità unica. Pahud non è solo un virtuoso tecnico (anche se la sua precisione è disarmante), ma riesce a passare dal repertorio barocco a quello contemporaneo, dal jazz alla musica da camera, mantenendo sempre un suono caldo, espressivo e mai freddo o meccanico.
Ha una capacità di colorare il suono in modo istantaneo. Non è solo una questione di vibrato o di dinamica, ma di come modula l'aria e l'angolo per dare un carattere diverso a ogni frase. Come diceva un celebre flautista riferendosi a lui in un'intervista (non ricordo il nome), Pahud sembra "parlare" con il flauto, non solo suonarlo. Ogni nota ha un'intenzione, un'emozione.
Inoltre, la sua tecnica è così solida che può permettersi di rischiare, di prendere libertà ritmiche o dinamiche senza mai perdere il controllo. Ascoltare i suoi concerti di Mozart o i brani contemporanei è come vedere un artista che dipinge con colori diversi, ognuno perfetto per l'occasione.

Non è il mio preferito solo per la tecnica, ma per come trasmette la musica. Quando ascolto un suo brano, dimentico tutto il resto e mi lascio trasportare. Questo è ciò che accade quando un vero artista lascia il segno.
 
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Il mio è senza ombra di dubbio Emmanuel Pahud!!
quello che mi colpisce è la sua versatilità unica. Pahud non è solo un virtuoso tecnico (anche se la sua precisione è disarmante), ma riesce a passare dal repertorio barocco a quello contemporaneo, dal jazz alla musica da camera, mantenendo sempre un suono caldo, espressivo e mai freddo o meccanico.
Ha una capacità di colorare il suono in modo istantaneo. Non è solo una questione di vibrato o di dinamica, ma di come modula l'aria e l'angolo per dare un carattere diverso a ogni frase. Come diceva un celebre flautista riferendosi a lui in un'intervista (non ricordo il nome), Pahud sembra "parlare" con il flauto, non solo suonarlo. Ogni nota ha un'intenzione, un'emozione.
Inoltre, la sua tecnica è così solida che può permettersi di rischiare, di prendere libertà ritmiche o dinamiche senza mai perdere il controllo. Ascoltare i suoi concerti di Mozart o i brani contemporanei è come vedere un artista che dipinge con colori diversi, ognuno perfetto per l'occasione.

Non è il mio preferito solo per la tecnica, ma per come trasmette la musica. Quando ascolto un suo brano, dimentico tutto il resto e mi lascio trasportare. Questo è ciò che accade quando un vero artista lascia il segno.
si lo ammiro molto anche io fin dalla sua prima registrazione da ragazzo,credo fosse Decca,ora vado a sentirlo meglio dopo le tue esaustive considerazioni
 
Sono già stati citati due mostri sacri come Maxence Larrieu ed Emmanuel Pahud! è come paragonare due epoche diverse della storia del flauto, entrambi con una classe immensa ma con sfumature differenti.
Se si cerca la purezza e l'eleganza senza tempo della vecchia scuola francese, Larrieu è la scelta ideale.
Se invece vuoi l'energia, la versatilità estrema e il carisma di chi sta portando il flauto nel futuro, Pahud non ha rivali.
Larrieu rappresenta il "Maestro" della tradizione mentre Pahud è il "fuoriclasse" del nuovo millennio con una versatilità estrema.
Volendo tornare alla similitudine fatta in precedenza, se Pahud "parla"con il flauto, allora si può dire che Larrieu ci "canta"!!
A dispetto del mio nickname, anche io scelgo Pahud! Perchè comunque conserva l'eleganza dei vecchi Maestri della tradizione, senza pompare mai troppo il suono come invece sento fare spesso in un Galway o un Taballione.
 
Sono già stati citati due mostri sacri come Maxence Larrieu ed Emmanuel Pahud! è come paragonare due epoche diverse della storia del flauto, entrambi con una classe immensa ma con sfumature differenti.
Se si cerca la purezza e l'eleganza senza tempo della vecchia scuola francese, Larrieu è la scelta ideale.
Se invece vuoi l'energia, la versatilità estrema e il carisma di chi sta portando il flauto nel futuro, Pahud non ha rivali.
Larrieu rappresenta il "Maestro" della tradizione mentre Pahud è il "fuoriclasse" del nuovo millennio con una versatilità estrema.
Volendo tornare alla similitudine fatta in precedenza, se Pahud "parla"con il flauto, allora si può dire che Larrieu ci "canta"!!
A dispetto del mio nickname, anche io scelgo Pahud! Perchè comunque conserva l'eleganza dei vecchi Maestri della tradizione, senza pompare mai troppo il suono come invece sento fare spesso in un Galway o un Taballione.
concordo,e finalmente qualcuno che mette in discussione Galway e il suo suono per me inascoltabile fin dai tempi della registrazione del concerto per flauto di Mozart diretto da Von Karajan con i Berliner per la etichetta EMI,mentre il lato B l'altro concerto di Mozart è magnificamente suonato da Andreas Blau che fra i due vince il paragone con Galway per solidità eleganza e gusto interpretativo,strano che Karajan avesse scelto Galway anche se entrambi erano primi nei Berliner.Sospetto che Galway non sia molto amato fra addetti ai lavori e amatori del flauto,ma sia un pò più un fenomeno popolare,un poco come Pavarotti nella lirica.
 
Per me, il vero n°1 è colui che riesce a fondere queste due anime: avere la tecnica e la purezza della scuola classica, ma la libertà espressiva di quella moderna. È un equilibrio difficile, ma quando funziona, è magia pura.
Riguardo Galway, ovviamente ha una padronanza tecnica dello strumento ineguagliabile. Secondo me lui riesce a fare qualunque cosa con il flauto quando vuole e come vuole. Il problema è che forse soffre troppo del suo ego.
Come ha scritto @Maxence forse è un fenomeno popolare e spesso adotta alcune soluzioni stilistiche solo per compiacere il pubblico
 
Infatti Galway, pur avendo assorbito influenze da Moyse (lo definisce come l'incontro più determinante della sua vita flautisticamente parlando), ha sviluppato un suono molto più brillante e proiettato, adatto a un pubblico globale e a generi diversi. Non è legato a una scuola pura, ma ha creato il suo stile unico, capace di passare dal classico al pop senza perdere la sua identità.
La tecnica è spesso più libera, con un vibrato più ampio e variabile, e un'attitudine a rischiare per ottenere un effetto emotivo più forte. È un approccio che privilegia l'istinto e la comunicazione diretta con il pubblico.
Può piacere o meno, però Galway è stata una pietra miliare del flautismo contemporaneo e non.
 
È una domanda che viene posta spesso, e le risposte sono sempre le stesse: Pahud, Galway, Rampal. Tutti nomi giustissimi, ovviamente.

Ma il punto che vorrei sollevare è un altro: secondo me il vero n°1 non è solo chi suona meglio, ma chi riesce a trasmettere qualcosa che spinge gli altri a studiare. Da questo punto di vista, Galway ha fatto più per il flauto di chiunque altro: ha fatto innamorare milioni di persone di questo strumento, anche chi non sapeva nemmeno cosa fosse un flauto traverso. Quello non è da poco.
È ciò che è successo in Italia con Gazzelloni.

Pahud invece è il modello che consiglio ai miei studenti più avanzati quando devono capire cosa significhi "colore del suono" e adattabilità stilistica. Però capisco la critica di @Giorgia94 sull'ego: a volte il rischio con i fuoriclasse è che l'ascoltatore ammira più il virtuosismo che la musica.