hai ragione sulla flessibilità e mi spiego meglio.
Non intendevo la flessibilità di base, quella che tutti dovremmo costruire con il lavoro quotidiano su direzione, quantità e velocità dell’aria. Su quello concordo pienamente, ed è dovere degli insegnanti pretendere che gli allievi se la costruiscano senza scorciatoie.
Intendevo la flessibilità che serve per far suonare un’alpacca come un oro durante un concerto, per un’ora e mezza, mantenendo lo stesso colore e la stessa morbidezza. Quella è un’altra cosa. È la flessibilità di Galway, di Pahud. Non è la norma neanche tra i professionisti, non perché manchi la volontà di studiare, ma perché richiede doti non comuni.
Sul materiale, dico che ho sempre avvertito in modo inequivocabile che una testata in oro, a parità di costruzione, suona meglio di una in argento, e una in argento meglio di una in alpacca. Il materiale non è trascurabile. Flauto-Man nel thread sull’argento e l’alpacca aveva provato a spiegarlo dicendo che l’argento più denso riflette più energia acustica all’interno della colonna d’aria, mentre l’alpacca meno densa ne assorbirebbe una parte facendo vibrare il metallo. Da qui il suono più pieno dell’argento e quello più disperso dell’alpacca.
Se la spiegazione di
@Flauto-Man è giusta, e l’argento riflette meglio l’energia mantenendola nella colonna d’aria, allora le note basse dovrebbero essere più facili sull’argento, non più difficili. Le note gravi sono proprio quelle che hanno meno energia propria, e sono quelle che beneficiano di più di una parete che restituisce energia invece di assorbirla. E infatti
@NewSound, nel thread che hai linkato, diceva proprio questo: più fatica sulle note basse con l’alpacca. La sua esperienza è coerente con la tesi di Flauto-Man.
Se invece è più difficile suonare su un argento massiccio che su un’alpacca allora la spiegazione non può essere l’assorbimento dell’onda sonora. Deve essere un altro fattore. La fatica spesso non è colpa del materiale ma della meccanica e della qualità costruttiva. Allora in quel caso sono concorde con te. Ci sono problemi di altra natura.
A volte i problemi che si incontrano con l'alpacca non sono colpa dell’alpacca in sé, ma il fatto che il flauto, essendo un modello economico, ha una testata meno raffinata e tamponi che magari non chiudono perfettamente.
Il punto, è che quando passi dall’alpacca all’argento cambi tutto insieme. Spesso cambia anche modello di flauto e costruttore. Cambi il materiale, lo spessore della parete, la qualità della testata, la precisione dei tamponi. Attribuire tutto al materiale è naturale, perché è la variabile più visibile.
Quindi la mia posizione resta questa: il materiale conta, per chi suona lo sente, e non è un’illusione.
Forse la spiegazione giusta non è solo l’assorbimento dell’onda sonora, ma una combinazione di densità, spessore della parete, conduttività termica, e del modo in cui tutto questo si traduce nella sensazione che hai sotto le labbra. Il punto è che il flautista non sente solo con le orecchie, sente con la pelle, con le ossa, con la resistenza che il metallo oppone al soffio. E lì l’oro, l’argento e l’alpacca sono tre mondi diversi.