Esecuzione dei brani

Alex

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30 Luglio 2022
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Buongiorno. Vorrei dare luce ad una mia riflessione per quanto riguarda l' esecuzione dei vari brani del repertorio flautistico (ma è esteso a livello generale). Ascoltando vari concerti recenti ,di Mozart, Vivaldi, Beethoven ecc ecc..Noto con rammarico la tendenza (rispetto al passato) di presentare le opere a velocità "elevata". Troppo!!! In questo modo lo spazio che serve per realizzare espressione , emozione, dinamica nel suono si riduce notevolmente..in alcuni punti è completamente assente. Si percepisce un appiattimento dell'espressione artistica a favore del virtuosismo in termini tecnici. L'arte principalmente deve emozionare e per poterlo fare, deve godere del proprio spazio.. Il flauto è uno strumento MERAVIGLIOSO, ha la capacità di esprimersi pienamente sia in termini tecnici che "lirici". Va creato quindi un equilibrio, in grado di valorizzare questi aspetti. Oggi trovo che l'aspetto tecnico, prevale su quello melodico. La differenza di esecuzione, rispetto al passato è notevole. Perchè secondo voi?
E' una mia personale riflessione e ci terrei poter cogliere la vostra opinione in modo costruttivo e piacevole.
Grazie :)
 
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Rispondere alla tua domanda, ossia al perché le esecuzioni siano diverse secondo le epoche, è molto complesso. Credo che sia un problema di estetica, cioè di spiegazione di cosa sia il bello e di come si formi il gusto. Che cosa distingue un'opera d'arte da un semplice manufatto? Qual'è il modo giusto di restituire l'opera d'arte? Un'esecuzione può essere il risultato di gusti e convinzioni culturali accettate socialmente oppure di studi e sensibilità personali. Tuttavia, sappiamo che il sapere ed il gusto cambiano nel tempo perché cambiano lo stato della ricerca, le idee ed i simboli ad essi collegati. Forse la maggior velocità delle esecuzioni è legata all'esigenza di mostrare la bravura virtuosistica oppure è legata ad una mutata sensibilità, proprio come è avvenuto per l'intonazione che è andata sempre più crescendo per ottenere sonorità più brillanti. O forse è il miglioramento dello strumento che permette maggiori velocità.
Anche io, come te, sono curioso di leggere diverse opinioni e, come te, credo che vada cercato un medium che consenta di suonare in maniera espressiva. Forse dovremmo rifiutare un poco la cultura odierna che tende a canonizzare e a omologare ... studiamo, informiamoci, ma riprendiamoci il diritto di avere una propria opinione, di pensare con la nostra testa e con il nostro cuore. In fondo ci sforziamo di fare o almeno di interpretare arte e quindi dobbiamo essere un pò artisti.
 
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Ciao Nicola. Ho letto il tuo parere con estremo piacere e ti ringrazio per la condivisione. Hai saputo descrivere tale argomento in modo dettagliato..condivido il tuo pensiero. La modernità (legata alla vita frenetica, ai cambiamenti sempre più frequenti..) suggerisce approcci differenti rispetto al passato. Per questo motivo avverto una notevole differenza, di tatto e d'espressività..forse oggi più che mai, l'arte viene interpretata come veicolo di notizie ed eventi che ci circondano. Di conseguenza l'artista si esprime dando voce, forma, espressione. Ma la vera differenza sta proprio nel prendersi il diritto di avere /dare una propria opinione in modo incondizionato. Allora si, qualsiasi cosa che un artista deciderà di suonare, non sarà mai un'espressione "canonica", ma una parte di se stesso. In tale dimensione troviamo l'essenza pura dell'arte.
Grazie Nicola
 
Sono pienamente d'accordo con te: la ricerca esasperata della velocità è diventata una vera e propria deriva dell'odierno strumentismo.

Ma perché sta succedendo questo?

1. L'esibizione muscolare e l'effetto "Circo"
Oggi il livello tecnico medio si è alzato enormemente, e questo di per sé è un bene. Tuttavia, come faceva notare Bruno Cavallo, c'è la tendenza a usare questa tecnica per fare esibizioni "muscolari", suonando a testa bassa e senza limiti di velocità, quasi come se si fosse al circo per stupire, dimenticandosi totalmente di emozionare e di cercare il significato della musica.

2. È più "facile" nascondersi nella velocità
Può sembrare un paradosso, ma correre all'impazzata a volte è una scorciatoia. Sai chi lo diceva? Mozart in persona! Nelle sue lettere criticava i musicisti che suonavano le sue opere a velocità pazzesche, dicendo che "è molto più facile sonare una cosa in fretta anziché adagio", perché correndo si possono saltare note senza che nessuno se ne accorga. L'arte vera, diceva Mozart, sta nell'eseguire il pezzo al tempo giusto, mettendoci tutto il gusto e l'espressione.

3. La perdita del senso del "parlare"
Se ci pensi, la musica è comunicazione. Se le note fossero parole, parlare sempre in fretta non gioverebbe affatto alla comunicazione, perché ne risentirebbe la chiarezza del messaggio. Quella attitudine "moderna" a suonare tutto il repertorio storico il più rapidamente possibile irritava terribilmente già un gigante come Marcel Moyse nel secolo scorso.

Come ricordava il celebre flautista Jean Louis Tulou nell'Ottocento, dovremmo stamparci in testa questa frase: "Nelle arti e in quella flautistica specialmente, è meglio far dire: è affascinante! Che far dire: è sbalorditivo!".

Oggi, purtroppo, nei concorsi e nelle audizioni si tende a premiare chi è sbalorditivo tecnicamente, a discapito di chi cerca di far "cantare" lo strumento con i suoi mille colori e le sue mezze tinte.