Geometria del foro d'imboccatura testata

Labium

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18 Febbraio 2026
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Ciao a tutti,
sto approfondendo il tema delle testate handmade e mi sono imbattuto in un dilemma tecnico su cui vorrei un vostro parere.

Ho notato che molti costruttori moderni (penso a certe testate americane o alle europee tipo Mancke e Faulisi) propongono fori d'imboccatura con un taglio decisamente più squadrato rispetto al classico ovale della tradizione francese (stile Lot o Bonneville). La promessa è quasi sempre un registro grave potentissimo, quasi da organo, e una resistenza all'aria che permette di spingere molto sulle dinamiche.

Il mio dubbio però è questo: passando a un foro così aggressivo, non si rischia di perdere quella flessibilità timbrica e quella dolcezza nei pianissimi che il foro ovale garantisce? In altre parole, si guadagna in proiezione ma si perde in colori?

Inoltre, quanto incide secondo voi l'altezza del caminetto (riser) in questo equilibrio? Un caminetto più alto aiuta a gestire un foro squadrato o rende solo lo strumento più faticoso da controllare?

Mi piacerebbe sapere se qualcuno di voi ha fatto il passaggio da un taglio ovale a uno squadrato e se, dopo l'entusiasmo iniziale per il volume, ha poi rimpianto la raffinatezza del vecchio stile. Grazie!
 
Ciao! Hai sollevato una questione che è praticamente il Sacro Graal per noi flautisti. Quello del Potenza vs Colore è un dilemma accesissimo e, come hai intuito, la realtà è molto più sfumata di un semplice aut-aut.

Provo a darti il mio punto di vista, in base all'esperienza "da trincea" in orchestra:

È innegabile che la liuteria moderna, specialmente quella di scuola americana, abbia spinto l'acceleratore su fori più ampi e geometricamente "cattivi".
Un foro squadrato (con angoli meno raccordati) fisicamente aumenta la superficie che genera la vibrazione. Il risultato è immediato: una proiezione che "buca" l'orchestra e un volume che riempie la sala.
Il rovescio della medaglia è che come sospettavi, il rischio di schiarire troppo il timbro è reale. Si rinforzano gli armonici acuti, ma spesso a discapito della fondamentale. Il risultato? Un suono potentissimo ma "esterno", che fa fatica a trovare quella pasta scura e morbida dei vecchi Louis Lot o Bonneville. Nei pianissimi della terza ottava, poi, con questi fori bisogna avere un controllo d'acciaio, altrimenti il suono "scappa" via.

Il caminetto funge da vero regolatore della resistenza, e conseguentemente della densità sonora.
Bisogna cioè vedere quanto è profondo il caminetto.
Se il foro è largo e squadrato, i costruttori (pensiamo al lavoro di Albert Cooper) solitamente alzano il caminetto per compensare. Se lo standard di Boehm era intorno ai 4.2mm, oggi arriviamo tranquillamente a 5.0mm o 5.3mm.
Un caminetto alto ti ridà la resistenza che il foro largo ti toglie. Ti permette di "appoggiarti" al suono e potenzia il registro grave in modo incredibile. Però, occhio: se esageri con l'altezza e la quadratura, lo strumento diventa soffocato, duro e faticoso da suonare per tre ore di fila.

Il rischio pentimento però è alto.
Succede a molti: provi una testata moderna e dici "Wow, che cannone!". Ti senti Galway nel registro grave. Ma, come ammoniva proprio Cooper, spesso i flautisti "vogliono un bel suono ma pagano per un suono forte".
Dopo qualche mese potresti accorgerti che ti mancano i colori, che il suono è sempre un po' uguale a se stesso e che mancare un attacco in pianissimo è diventato un terno al lotto.
 
tutto giustissimo!
Comunque se cerchi il compromesso perfetto, dai un'occhiata alle soluzioni "miste". Ad esempio, le testate che citavi (soprattutto Mancke o Briccialdi) lavorano tantissimo sui materiali del pozzetto. Usare un pozzetto in oro o platino su un tubo in argento serve proprio a questo: la densità del materiale prezioso ridà colore, resistenza e pastosità anche a tagli geometricamente molto moderni e aperti.

Inoltre dipende non solo dalla forma ma anche come è svasata internamente (undercutting). Una testata con foro medio-ovale ma con un lavoro magistrale di svasatura interna può darti tutta la proiezione che serve senza farti rinunciare alla dolcezza.
 
ho visto un video di un negoziante/flautista che sostiene che non c'entra nulla il materiale ma basta che la testata sia fatta bene. è vero? davvero alpacca, oro o argento non c'entrano nulla? Dalla tua risposta sempre che non sia così.
 
ho visto un video di un negoziante/flautista che sostiene che non c'entra nulla il materiale ma basta che la testata sia fatta bene. è vero? davvero alpacca, oro o argento non c'entrano nulla? Dalla tua risposta sempre che non sia così.
Quì il discorso si complica, anche se il negoziante (penso di aver capito chi sia) tira semplicemente l'acqua al suo mulino e quindi omette di approfondire. Per alcuni aspetti può avere ragione, ma i vantaggi dei materiali preziosi sono innegabili se considerati per altri versi.
Probabilmente aveva parecchi flauti/testate in nickel da vendere :D

per chiudere il cerchio sulla diatriba oro vs metalli poveri, vi elenco i punti salienti da tenere in considerazione, tra scienza e pratica di ciò che percepisce il flautista e/o il pubblico:

- In un famoso test alla cieca, il fisico John Coltman ha dimostrato che nessuno (né esperti né professionisti) sa distinguere un flauto d'argento da uno di rame o legno se le dimensioni sono identiche. Perché? Perché a suonare è la colonna d'aria, non il tubo.

- Se il materiale non conta, perché l'oro sembra suonare meglio? Perché i maestri artigiani riservano la loro cura migliore solo ai metalli preziosi. Un flauto d'oro suona meglio spesso perché è costruito meglio.

- Il segreto spesso è nel "Pozzetto": Se il tubo vibra poco, il pozzetto (riser) è dove nasce il suono. Ecco perché costruttori come Mancke usano platino o oro su tubi di legno o argento: Metalli densi e duri permettono di tagliare uno spigolo (il blowing edge) incredibilmente netto e "vivo". Un bordo così preciso "spezza" l'aria in modo più efficiente, dando quella prontezza d'attacco e brillantezza che cerchiamo.

Ciò che però per me è fondamentale ed è il fattore più importante di tutti è il "Feeling" del flautista: Anche se il pubblico non sente la differenza di materiale, il flautista la sente eccome. L'oro e il platino sono più densi e pesanti: questo crea una "resistenza" sotto le labbra. Per un professionista, questa sensazione di "inerzia" permette di spingere di più e modulare meglio il colore senza che il suono "si rompa".
Inoltre la densità dell'argento, ed ancora di più dell'oro e del platino hanno un qualcosa che non so spiegarti ma che rende il suono particolare. Il flauto risponde meglio con questi materiali. Chiamatela magia, ma intanto è così.
 
Grazie a tutti per le risposte e sono d'accordissimo con quanto detto.
ho provato a ricercare informazioni su John Coltman ed ho trovato un vecchio posto proprio su questo forum: