Riprendo questo thread a distanza di anni perché c’è un aspetto della questione che spesso viene trascurato. Fox chiedeva: lingua o gola? Le opzioni sono entrambe legittime, e la Flatterzunge è ormai tecnica standard del repertorio contemporaneo.
Il frullato dentale (la R di lingua) è più netto e percussivo, meccanicamente più agevole nel registro acuto e nelle dinamiche forti. Quello di gola, dà un ronzio più diffuso ed è più equilibrato nel piano e nei registri bassi: provate a fare una R di lingua su un do grave a mezza voce, capirete cosa intendo. Artaud sosteneva la superiorità assoluta della gola, ma restano due colori diversi, non due livelli.
Sul tipo di attacco, l’errore comune è forzarlo. L’attacco deve essere morbido, quasi simultaneo all’emissione: se articolate forte il rumore meccanico copre la nota. E il punto centrale è questo: l’effetto “insetto” non viene dall’attacco, viene dalla regolarità del ronzio sopra la velocità delle note. Chi frulla troppo intensamente ottiene un rumore che copre la linea, e il Calabrone diventa una zanzara.
Un metodo che funziona: prima si impara a frullare su una nota lunga tenuta, senza muovere le dita. Il obiettivo è trovare il punto in cui la nota resta piena sotto il ronzio — se il suono si assottiglia, si sta frullando troppo forte o con troppo poca aria. Solo quando la nota lunga è stabile si aggiungono altre note. ALtrimenti ci si ritrova un frullato che si sfalda appena le dita si muovono.