Soffio in eccesso (lato ascoltatore)

Clemy

Member
19 Gennaio 2020
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Dalla vostra esperienza, solitamente il soffio che si produce suonando le note viene percepito più dal pubblico (gli ascoltatori) o dal flautista?
Ho iniziato ad imparare il flauto da un paio di settimane. Prima mi sono esercitata solo con la testata, poi con qualche nota (Si-La-Sol) e ho provato a fare qualche salto di ottava.
Quando mi esercito solo con la testata, trovo molto più semplice l'emissione del suono chiudendo con la mano l'estremità del tubo. Mentre lasciando il tubo aperto, occorre molto esercizio. Ancora non riesco bene.
Il mio problema è che al momento sento davvero tanto soffio su tutte le note. Quindi mi chiedo se sono semplicemente troppo critica con me stessa, oppure è proprio normale sentire il proprio suono molto soffiato?
 
Credo sia del tutto normale che in quanto principiante, tu emetta una notevole quantità di soffio in eccesso.
Inoltre più ti eserciti, e più affinerai l'orecchio in modo autocritico. Dopo tanto studio, paradossalmente si sentono anche le minime imperfezioni (vale quindi anche per i professionisti).
Confermo che chiudendo l'estremità del tubo della testata l'emissione è più semplice.

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un suono eccessivamente "soffiato" può dipendere da alcuni errori comuni di impostazione:
• Evita l'imboccatura a "sorriso": Molti principianti tendono a tendere le labbra come in un sorriso per emettere le note acute. Questo, però, irrigidisce i muscoli facciali, inibisce le risonanze e rende il suono esile e pieno d'aria. Le fonti consigliano labbra più rilassate e morbide.
• Direzione dell'aria: Il "soffio" che senti è aria che non viene convertita in suono perché non colpisce correttamente lo spigolo soffiante del foro. Piccoli spostamenti millimetrici della testata o del labbro inferiore possono cambiare drasticamente la purezza del suono.
• Ampiezza della cavità orale: Suonare con la "gola aperta" (come in uno sbadiglio) e i denti non serrati permette all'aria di risuonare meglio prima di uscire, riducendo la percezione del rumore d'aria.
Non scoraggiarti. Perfino flautisti famosi hanno raccontato di aver faticato inizialmente anche solo per emettere il primo suono. La tua percezione di "troppo soffio" è amplificata dalla vicinanza allo strumento; con la pratica, imparerai a canalizzare meglio il fiato, trasformando quel soffio in una colonna d'aria solida e risonante
Pensa al flauto come a un fischietto fatto con le mani: se non metti le dita nella posizione esatta, senti solo il rumore del soffio; basta però trovare l'angolazione giusta e, improvvisamente, quel vento si trasforma in una nota limpida.
 
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Il soffio è quasi sempre il sintomo di una fatica inutile, una dispersione di energia che il nostro corpo non riesce ancora a trasformare in vibrazione pura.
Dobbiamo iniziare a pensare che il suono non nasca dal flauto, ma molto prima. Tutto parte da quella che potremmo definire una frenata laringo-glottidea: l'aria non va semplicemente sparata nei polmoni, ma deve incontrare una resistenza consapevole all'altezza della glottide. È questo controllo che ci permette di gestire la pressione interna in modo naturale, rendendo l'emissione potente e, soprattutto, capace di durare nel tempo senza sforzi eccessivi.
In questo processo, la lingua gioca un ruolo da protagonista silenzioso. Se impariamo a modellarla creando un solco centrale, la colonna d'aria trova un'autostrada senza interferenze, puntando dritta verso lo spigolo soffiante della testata. È proprio questa velocità mirata a pulire il timbro, eliminando quel rumore bianco che tanto ci disturba.
Ma nulla di tutto questo funziona senza la giusta morbidezza delle labbra. Devono essere flessibili, capaci di seguire la musica. Dobbiamo fuggire dalla rigidità della posizione 'sorridente' a favore di una più morbida, che regala al suono una pastosità e un'ampiezza diversa.
Infine, non dimentichiamo mai che un suono che viaggia e va lontano è, prima di tutto, un suono intonato. Quando riusciamo a far vibrare gli armonici in perfetta sintonia con la nota fondamentale, il flauto smette di essere un tubo di metallo e diventa una cassa di risonanza totale. In quel momento, il soffio scompare perché tutta l'aria si è trasformata in musica.
In fondo, il nostro compito non è suonare il flauto, ma imparare a 'suonare il corpo' attraverso lo strumento. Solo quando la coordinazione fisica è totale, il soffio lascia il posto alla risonanza pura.
 
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